Pubblicato da: VaLeRiO su: 15 maggio 2008
Nel 1988, Albert, si trovava in Africa Meridionale. Era in un viaggio d’istruzione offerto dalla sua scuola dopo il conseguimento di una borsa di studio. Si trovava in macchina, quando scorse a lato della strada, oltre alcuni alberi, un leone giaccente a terra. Fermò la macchina e cercò di vederlo meglio. Era molto inquieto e non riusciva ad alzarsi pur gli enormi sforzi che impiegava nel tentare di farlo. Decise di aiutare l’animale. Si avvicinò lentamente con molta cautela: un solo passo falso e l’animale l’avrebbe sbranato.
Arrivato ad una distanza di due metri circa vide attorno ad una zampa del sangue. Lentamente si inginocchiò di fianco al leone e cominciò a esaminare la zampa interessata. Notò subito che l’animale aveva camminato sopra dei vetri e uno di questi gli era profondamente penetrato. Verificò che il vetro non avesse reciso alcuna arteria e proseguì poi, con tutta la gentilezza e accuratezza di cui disponeva nell’estrarre il vetro. Quindi si rialzò e attese la reazione del leone. Anch’esso cominciò lentamente a rialzarsi e dopo qualche secondo riuscì a rimettersi in piedi. Zoppicava ma sarebbe guarito. Guardò Albert negli occhi per lunghi e intensi secondi. Albert pregava che il leone non lo sbranasse. Esso, chiuse gli occhi e fece un cenno con la testa come per ringraziare e si girò tornando in mezzo al bosco. Albert non dimenticò mai quel leone e di quello che successe quel giorno.
Venti anni dopo, Albert si trovava allo Zoo con suo figlio. Arrivati nella zona predisposta per i leoni si fermarono ad osservarli. Uno di questi, notato Albert, si avvicinò alla recinzione e lo guardo intensamente nello stesso modo in cui l’aveva fatto il leone che aveva salvato venti anni prima. Il leone leccò ripetutamente la zampa sinistra, proprio quella ferita del leone che Albert aveva salvato. Ripetè questo gesto svariate volte, facendo delle pause nelle quali fissava Albert. Egli era estereffato e cominciò a credere che quel leone fosse proprio il leone che aveva salvato. Invocò allora tutto il suo coraggio per aprire la porta del recinto ed entrare dal leone. Camminò verso di esso e anch’esso camminò verso di lui. Arrivati a due metri di distanza Albert si fermò, mentre il leone continuò a camminare. A qualche centimetro di distanza, il leone fissò Albert per una decina di secondi. Poi, gli saltò addosso strappandogli con un morso un braccio. Stessa sorte anche per una gamba. Inoltre, cadendo, Albert sbattè violentemente la testa per terra. Nel frattempo i guardiani del parco erano arrivati e riuscirono ad addormentare il leone sparandogli con fucili appositi e a trascinare via Albert. Egli si svegliò dal coma dopo un anno e nove mesi. Era paralizzato, non avrebbe potuto mai più muoversi.
Probabilmente non era lo stesso leone.